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Giornalismo sotto ricatto: la denuncia di Idra e l’ammissione del sindacato nazionale

L’associazione fiorentina torna a chiedere pluralismo e indipendenza mentre la Fnsi riconosce il deterioramento dell’informazione e le condizioni che rendono i

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Salvator Dali Salvator Dali © Salvator Dali
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“Giornalismo sotto ricatto?” È la domanda che l’associazione fiorentina Idra rilancia con forza nel suo comunicato, alla luce delle recenti ammissioni della Federazione Nazionale Stampa Italiana. Una presa di posizione netta che evidenzia come, per stessa ammissione del sindacato dei giornalisti, la qualità dell’informazione si sia progressivamente deteriorata, aprendo a rischi concreti per il pluralismo e per il diritto dei cittadini a essere informati. A seguire il comunicato di Idra:

Adesso lo ammettono in coro.

Lo scrive nero su bianco la Federazione Nazionale Stampa Italiana.

Qual è “il senso della giornata di astensione dal lavoro” proclamata per oggi 28 novembre 2025? Si tratta, senza infingimenti, di uno “sciopero per non avere giornalisti ricattabili”!

Con un agile ossimoro, il comunicato sindacale dei professionisti dell’informazione afferma al tempo stesso che “il giornalismo è presidio fondamentale per la vita democratica del nostro Paese, ma la qualità dell'informazione si sta deteriorando”.

Nelle parole della segretaria generale della Fnsi: “Vogliamo tutti che non ci siano giornalisti ricattabili, ma che possano esercitare il loro controllo democratico”.

Questa condizione, leggiamo, si trascina da “oltre 10 anni”, con “la riduzione degli organici delle redazioni e la riduzione delle retribuzioni dei giornalisti attraverso stati di crisi, licenziamenti, prepensionamenti e il blocco del contratto”, che “hanno avuto fortissime ripercussioni sul pluralismo e sul diritto dei cittadini ad essere informati”.

È dunque la stessa categoria a spiegare come mai da così tanto tempo (e con ogni evidenza dai ruggenti anni Covid, green pass, distanziamento sociale, sospensioni dal lavoro e dai diritti) il controllo democratico risulta così clamorosamente lacunoso. Peggio: come mai il cosiddetto ‘giornalismo’ si sia piegato anche al ruolo di megafono del Palazzo, in cambio magari di provvidenze ministeriali aggiuntive oltre alle “milionarie sovvenzioni pubbliche” di cui gode la filiera editoriale.

Che giudizio potrà dunque dare di questo inveterato stato di cose il contribuente, costretto a subire a proprie spese un’informazione sotto ricatto, censurata o manipolata?

Non sarà il caso, da parte di quanti ancora credono nei valori del pluralismo, dell’informazione indipendente, dell’etica professionale e dell’approccio critico e problematico ai fatti, di sbarazzarsi di tutte le fonti, le sovrastrutture, le sirene e le catene che – come candidamente la categoria oggi ammette - ne snaturano l’identità e la funzione?

Idra, nel suo piccolo, ha cominciato a farlo da un pezzo. Cadendo perciò naturalmente ‘in disgrazia’ nel mondo della carta stampata, e dell’informazione radiofonica e televisiva. Ma ne è valsa ben la pena!

Associazione Idra

 

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